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SUMMARY:seminari teatrali a Procida Capitale delle Cultura 2022 con Davide Iodice
DESCRIPTION:Nel cuore di Procida\, tra il mare e il cielo che sembrano sfiorarsi\, è nato un esperimento raro: Happening of Human Books\, un’esperienza di teatro partecipato e scrittura vivente collettiva.Un progetto che ha intrecciato arte\, comunità e narrazione orale\, per restituire al territorio la bellezza del racconto condiviso. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				seminari – Happening of Human Books  ©Giorgia Bisanti\n				\n			\n				\n			\n				\n				seminari – Happening of Human Books  ©Martina esposito\n				\n			\n				\n			\n				\n				seminari – Happening of Human Books  ©Giorgia Bisanti\n				\n			\n				\n			\n				\n				seminari – Happening of Human Books  ©Giorgia Bisanti\n				\n			\n				\n			\n				\n				seminari – Happening of Human Books  ©Giorgia Bisanti\n				\n			\n				\n			\n				\n				seminari – Happening of Human Books  ©Giorgia Bisanti\n				\n		\n\nTra maggio e giugno 2022\, i seminari teatrali curati da Officinae Efesti hanno accolto per alcuni giorni un ospite d’eccezione: Davide Iodice\, regista e drammaturgo partenopeo\, già allievo di Andrea Camilleri (e recentemente insignito del prestigioso Premio Ubu Speciale per il suo straordinario Pinocchio). \nSeminari – Happening of Human Books ©Giorgia Bisanti \nIodice\, con la sua capacità di tessere anime e storie\, ha guidato le prime fasi del laboratorio insieme a Stefania Piccolo (ideatrice e direttrice artistica del progetto) e alla regista\, performer e formatrice Lidia Cangiano. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				seminari – Happening of Human Books  ©Giorgia Bisanti\n				\n			\n				\n			\n				\n				seminari – Happening of Human Books  ©Giorgia Bisanti\n				\n			\n				\n			\n				\n				seminari – Happening of Human Books  ©Giorgia Bisanti\n				\n		\n\nPer otto intensissimi giorni\, tra maggio e giugno del 2022\, il laboratorio è stato un respiro comune: uomini\, donne\, ragazzi e anziani dell’isola – dai 9 ai 99 anni – si sono incontrati in uno spazio di ascolto\, ricerca e creazione. \nseminari – Happening of Human Books ©Giorgia Bisanti \nPoi\, a partire da luglio e fino a settembre 2022\, Stefania Piccolo ha continuato a condurre il percorso\, guidando la comunità attraverso il deserto borgesiano dell’immaginazione\, affiancata nella fase finale da Lidia Cangiano. \nLe fotografie che raccontano questa straordinaria avventura sono di Giorgia Bisanti e Martina Esposito\, capaci di catturare l’intensità\, la fragilità e la forza di un viaggio umano e artistico. \nHappening of Human Books non è stato solo teatro: è stato un laboratorio di vita\, un intreccio di voci e corpi. I partecipanti hanno incarnato le pagine de “L’immortale” di Jorge Luis Borges\, esplorando i temi dell’isolamento\, del viaggio e della ricerca dell’immortalità\, uniti a materiali originali nati proprio dall’incontro e dalla scrittura collettiva. \nPresto vi racconteremo di più su ciò che accadde nelle giornate finali\, durante la restituzione pubblica\, quando Procida si trasformò davvero nell’isola delle utopie viventi. \nPer partecipare ai seminari di e con Davide Iodice\, Stefania Piccolo e Lidia Cangiano\, i partecipanti hanno risposto a questo appello! \nUlteriori informazioni sul sito di Procida Capitale della Cultura per il 2022: clicca qui!
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SUMMARY:spazio altro: l'arte dell'attore\, il teatro...le illusioni (2007-2009)
DESCRIPTION:“Spazio altro: l’arte dell’attore” e “Spazio altro: il teatro…le illusioni”/ POR Campania 2000/2006 Misura 3.6\, sono due percorsi di 600 ore totali ideati ed organizzati dall’Associazione Culturale Officinae Efesti in collaborazione con l’Istituto Tecnico Superiore Ipia Caselli di Napoli ed Asmeform\, rientranti nel “Piano Integrato per Sostenere l’Inclusione Sociale\, l’Occupabilità nell’Area Nord della Città di Napoli”. \n \n“L’Arte dell’Attore” e “Il Teatro…Le Illusioni” sono la quarta e la quinta declinazione del progetto “Spazio Altro”\, nato nel 2003\, con il quale poniamo il teatro\, inteso come istinto fisico e come altrove\, in relazione alle istituzioni\, al fine di innescare una viva dialettica creativa tra istinto e istituzione\, volta a produrre una coscienza reale delle potenzialità espressive del corpo. \n \nIl progetto “L’ARTE DELL’ATTORE” nasce dalla volontà di istituire nella scuola una densa attività artistica fondata sul Teatro\, cercando di trasformarla da luogo del dovere in luogo della libertà creativa. Nell’ambito della didattica e della cultura riteniamo il Teatro il luogo privilegiato dove esplorare e vivere la globalità di una esperienza creativa e formativa. \n   \nIl teatro oltre ad essere uno strumento immediato di aggregazione è anche un veicolo di diffusione di valori sociali e culturali. La diffusione del teatro e della didattica teatrale nella società e nella scuola è un bene di cui non possiamo fare a meno. Non possiamo immaginare una società senza teatro. Perché il teatro entra nel merito dei rapporti umani e delle relazioni sociali ed è per questo che\, oltre ad essere lo specchio della società\, è una grande occasione di riflessione e di evoluzione personale. Il percorso di formazione teatrale è una grande avventura di crescita delle potenzialità espressive dell’uomo.
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SUMMARY:Viaggio alla radice - settimana internazionale di studi su Etienne Decroux
DESCRIPTION:“Viaggio alla radice – settimana internazionale di studi teorici e pratici su Etienne Decroux” è stato il primo viaggio per ripercorrere il mimo corporeo di Decroux\, la prima occasione in cui allievi-assistenti di generazioni diverse si pongono a confronto pubblicamente\, mettendo in luce i mutamenti di linguaggio e di pratica. Una settimana di studi teorici e pratici\, tenutasi a Belmonte Calabro (Cs) dal 13 al 19 settembre del 2003\, organizzata dalle Associazioni culturali “Officinae Efesti” e “I Frati”\, con la direzione artistica e organizzativa di Agostino Riitano e Paola Scialis / co-direzione\, cura del diario di viaggio e assistenza ai workshop di Stefania Piccolo\, che ha visto confrontarsi e lavorare gli allievi di Decroux. \nMarise Flach (allieva negli anni ’50) \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				le scarpette da mimo di Marise Flach\n				\n			\n				\n			\n				\n				Marise Flach\n				\n			\n				\n			\n				\n				E.Ravo e Marise Flach\n				\n			\n				\n			\n				\n				Marise Flach\n				\n			\n				\n			\n				\n				Marise Flach\n				\n			\n				\n			\n				\n				Marise Flach e gli allievi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Marise Flach\n				\n			\n		\n\n  \nQuesto progetto si configura\, ex post\, come la prima sperimentazione metodologica di quella che abbiamo definito “riterritorializzazione attraverso la presenza”. \n1. Il Corpo come Unità di Misura del Paesino Belmonte Calabro\nSulla scorta della lezione di Adolphe Appia\, “Viaggio alla Radice” ha eletto il borgo storico di Belmonte Calabro a “spazio ritmico”. L’incontro tra le diverse generazioni di allievi di Decroux (da Marise Flach a Yves Lebreton\, fino a Michele Monetta ed Eugenio Ravo) ha permesso di esperire il corpo non come strumento di imitazione\, ma come volume capace di abitare e risignificare l’architettura. In questo contesto\, il mimo corporeo è divenuto il dispositivo per “animare lo spazio inanimato”\, trasformando il borgo in un’opera d’arte vivente. \nYves Lebreton (allievo negli anni ’70) \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Yves Lebreton – conferenza Monetta\n				\n			\n				\n			\n				\n				Yves LeBreton\n				\n			\n				\n			\n				\n				Yves Lebreton\n				\n			\n				\n			\n				\n				Yves LeBreton e Stefania Piccolo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Yves LeBreton\, Marise Flach\, Eugenio Ravo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Yves Lebreton\n				\n		\n\n  \n  \nL’intervento ha innescato un’eterocronia profonda: la sospensione del tempo ordinario del borgo per fare spazio a un tempo “sacro” e denso\, dedicato allo studio della radice del gesto. Come teorizzato da Hegel\, lo spirito degli attuanti si è oggettivato nel luogo\, ritrovandosi e riconoscendosi in un’esteriorità che smetteva di essere solo pietra per farsi memoria collettiva. Attraverso workshop intensivi e testimonianze storiche (curate scientificamente con il supporto del Prof. Marco De Marinis del DAMS di Bologna)\, la “memoria dei tessuti” degli allievi di Decroux ha dialogato con la memoria identitaria del territorio calabrese. \nMichele Monetta\, Eugenio Ravo e Maria Benoni (allievi negli anni ’80) \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Michele Monetta\n				\n			\n				\n			\n				\n				workshop a cura di Michele Monetta\n				\n			\n				\n			\n				\n				Eugenio Ravo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Yves Lebreton\, Eugenio Ravo e Maria Benoni\n				\n			\n				\n			\n				\n				Eugenio Ravo\, Maria Benoni\, Agostino Riitano\, Marise Flach\n				\n			\n		\n\n  \nL’esperienza di “Viaggio alla radice” è partita da un’attenta lettura dell’esperienza Decroux da parte di uno storico del teatro\, che è il professore Marco De Marinis (docente e direttore del Dams di Bologna); un laboratorio pratico di due giorni con Marise Flach (docente alla scuola del Piccolo Teatro di Milano e collaboratrice di Giorgio Strehler) ed una sua testimonianza; laboratorio pratico di due giorni con Yves Lebreton (attore) con una sua conferenza; Michele Monetta (attore e regista) con due giorni di laboratorio; una conferenza ed un video-forum a cura dell’i.c.r.a. project; la proiezione del video “Mime corporal” con Yves Lebreton prodotto nel 1971 ad Holstebro presso l’Odin Teatret con la regia di Torgeir Wethal; una dimostrazione-spettacolo ed una conferenza a cura di Eugenio Ravo; una dimostrazione-spettacolo di Michele Monetta ed infine una tavola rotonda\, coordinata da Maria Benoni. \nL’eredità di questa esperienza risiede nell’aver dimostrato che la rinascita delle aree interne non può prescindere dalla “scultura sociale” dei corpi che le attraversano. “Viaggio alla Radice” ha anticipato il modello dell’arte del cammino interiore\, dove il rigore tecnico del mimo si fonde con la pedagogia dell’empatia. L’impatto del progetto — che ha visto la partecipazione di istituzioni internazionali e la produzione di documenti filmici sulla “grammatica del corpo” — conferma che la bellezza autentica nasce dal recupero del legame primordiale tra l’essere umano e la sua capacità di generare senso attraverso la sola presenza fisica. \nPH: DOMINIK HUBER \nAgostino Riitano \n 
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SUMMARY:spazio altro - teatro tra istinto e istituzione
DESCRIPTION:Con il progetto “spazio altro”\, intendiamo porre il Teatro\, inteso come istinto fisico e come altrove\, in relazione alle Istituzioni\, intese come controllori dei corpi\, al fine di innescare una viva dialettica creativa tra istinto e istituzione\, volta a produrre una coscienza reale delle potenzialità espressive del corpo.  \nIl programma pluriennale “Spazio Altro”\, avviato nel 2002\, si configura come una ricerca-azione volta a porre la prassi teatrale — intesa quale istinto fisico e “altrove” fenomenologico — in costante dialogo con le Istituzioni\, storicamente deputate al governo e alla disciplina dei corpi. L’obiettivo è l’innesco di una dialettica creativa tra pulsione istintiva e norma istituzionale\, finalizzata alla maturazione di una coscienza critica sulle potenzialità espressive del binomio corpo-mente. \nIl Teatro come Eterotopia Educativa\nIn linea con il concetto di eterotopia di Foucault\, “Spazio Altro” trasforma l’aula scolastica o il centro sociale in uno “spazio altro”\, un luogo dove le regole ordinarie della produttività e del giudizio vengono sospese. Qui\, attraverso il format della “magia svelata”\, i partecipanti (dagli alunni delle scuole del centro di Napoli ai ragazzi dell’Istituto Penitenziario di Nisida) sperimentano la verità dell’azione scenica. Il teatro diventa lo “spazio vuoto” (Brook) necessario per far emergere l’invisibile: la memoria emotiva e il potenziale creativo inespresso. \nIl progetto ha avuto diverse declinazioni:  \n\n“spazio altro – dove costruire la magia svelata” negli anni 2002 e 2003 rivolti a bambini e adolescenti dai 9 ai 14 anni nelle Scuole del Centro di Napoli; \n“spazio altro – battaglia” nel 2004 e 2005 rivolto ad adolescenti del progetto OFIS della Regione Campania; \n“spazio altro – cenerentola\, una favola per incontrare la diversità”\, rivolto a bambini ed adolescenti dei campi rom del quartiere Secondigliano di Napoli; \n“spazio altro – l’arte dell’attore” e “spazio altro – le illusioni”\, progetto di 600 ore rivolto ad adolescenti della zona Miano-Capodimonte di Napoli\, negli anni 2007-2008-2009; \n“spazio altro – crepaccio” rivolto ad adolescenti di Ercolano\, nell’anno 2009\, all’interno del Festival Eruzioni; \n“spazio altro” – I. Sola – Hotel Nesis” con i ragazzi dell’Istituto penitenziario di Nisida negli anni 2009-2010\, in collaborazione con il Teatro dei Venti di Modena; \n“spazio altro – laboratorio xenos” con adolescenti di varie nazionalità al Rione Sanità di Napoli\, negli anni 2011-2012; \n“spazio altro – le ombre cinesi – Befane Ha Napoli”: laboratorio per bambini dai 3 per costruire una favola di teatro nero al Rione Sanità di Napoli nel 2012; \ninfine “la grande magia: spazio altro”\, all’interno degli Atelier Teatrali Territoriali\, laboratorio teatrale interculturale rivolto ad adolescenti del quartiere S. Lorenzo di Napoli e svoltosi all’interno del Teatro San Ferdinando\, nel Teatro di Eduardo De Filippo negli anni 2012\, 2013 e parte del 2014! \n\n\nLe diverse declinazioni del progetto — dai contesti di marginalità come i campi Rom di Secondigliano ai quartieri sensibili di Miano e Capodimonte — dimostrano che il teatro è un dispositivo di welfare culturale. \n\n\nL’Integrazione della Diversità: Attraverso il lavoro di gruppo\, si promuove l’integrazione delle differenze in un tempo “denso” e sacro (eterocronia). \n\n\nLa Formazione del Cittadino: Non si formano attori\, ma “abitanti consapevoli”\, capaci di narrare l’invisibile delle proprie periferie e di trasformare lo spazio geografico in una geografia del ben-essere. \n\n\nIl teatro diventa il luogo privilegiato dove esplorare e vivere la globalità di una esperienza creativa e formativa. I nostri laboratori teatrali sono intesi come “ricerca aperta al territorio” e si caratterizzano\, quindi\, come attività di ricerca e di conoscenza della realtà in cui ci troviamo ad operare. È un modo per dare risposta concreta e non convenzionale ai bisogni della comunità in cui si lavora. Pensiamo che la prima funzione del teatro in età scolare sia quella di favorire\, attraverso il gioco e la rappresentazione\, la socializzazione delle esperienze individuali e la condivisione di obiettivi comuni. Con il lavoro di gruppo\, si promuove l’integrazione tra gli individui nelle loro diversità.
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SUMMARY:“spazio altro – dove costruire la magia svelata” (2002/2003)
DESCRIPTION:“Spazio altro  – dove costruire la magia svelata” è la prima declinazione del progetto “spazio altro”.  Avrà inizio nel settembre del 2002 per concludersi a giugno 2003 in tre scuole del centro e della periferia di Napoli: l’IC T. Confalonieri (la scuola di Annalisa Durante nostra ex-allieva del progetto)\, il XII circolo e l’IC Prota Giurleo della periferia di Napoli\, a Ponticelli. \n“Spazio altro” sono una serie di laboratori teatrali che pongono attenzione allo spazio dei corpi tra istinto e istituzione pubblica (la Scuola pubblica in questo caso). \nhttps://efesti.org/anto/wp-content/uploads/2022/05/Cellula-di-luce-di-Giuseppe-Imbucci.mp4\nIl fatto teatrale per noi pone al centro dell’attenzione la corporeità e i sensi dei bambini e degli adolescenti.  \nIl linguaggio che trasmettiamo è complesso: il gesto\, il movimento\, il suono\, la parola e l’immagine costituiscono il senso. Nel nostro gioco (metodo OEfesti)\, il bambino sperimenta la propria corporeità e attraverso l’esperienza sensoriale che egli vive. Di questo progetto\, ne condividiamo una lettera (ascolto di tre minuti) che un papà\, il prof. Giuseppe Imbucci (di cui sotto potete ascoltarne l’audio\, con la voce di Stefania Piccolo) scrive\, a ridosso della presentazione pubblica del giugno del 2003 al Teatro Galleria Toledo di Napoli. Il papà era un non vedente. \nAlla memoria del professore di storia contemporanea dell’Università di Salerno e pioniere degli studi sul gioco pubblico in Italia\, scomparso nel 2005\, che ha guardato con gli occhi del cuore! \nhttps://efesti.org/anto/wp-content/uploads/2022/05/Giuseppe-Imbucci_cellula-di-luce.mp3
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