“Viaggio alla radice – settimana internazionale di studi teorici e pratici su Etienne Decroux” è stato il primo viaggio per ripercorrere il mimo corporeo di Decroux, la prima occasione in cui allievi-assistenti di generazioni diverse si pongono a confronto pubblicamente, mettendo in luce i mutamenti di linguaggio e di pratica. Una settimana di studi teorici e pratici, tenutasi a Belmonte Calabro (Cs) dal 13 al 19 settembre del 2003, organizzata dalle Associazioni culturali “Officinae Efesti” e “I Frati”, con la direzione artistica e organizzativa di Agostino Riitano e Paola Scialis / co-direzione, cura del diario di viaggio e assistenza ai workshop di Stefania Piccolo, che ha visto confrontarsi e lavorare gli allievi di Decroux.
Marise Flach (allieva negli anni ’50)
- Marise Flach
- Marise Flach
- le scarpette da mimo di Marise Flach
- E.Ravo e Marise Flach
- Marise Flach
- Marise Flach
- Marise Flach e gli allievi
Questo progetto si configura, ex post, come la prima sperimentazione metodologica di quella che abbiamo definito “riterritorializzazione attraverso la presenza”.
1. Il Corpo come Unità di Misura del Paesino Belmonte Calabro
Sulla scorta della lezione di Adolphe Appia, “Viaggio alla Radice” ha eletto il borgo storico di Belmonte Calabro a “spazio ritmico”. L’incontro tra le diverse generazioni di allievi di Decroux (da Marise Flach a Yves Lebreton, fino a Michele Monetta ed Eugenio Ravo) ha permesso di esperire il corpo non come strumento di imitazione, ma come volume capace di abitare e risignificare l’architettura. In questo contesto, il mimo corporeo è divenuto il dispositivo per “animare lo spazio inanimato”, trasformando il borgo in un’opera d’arte vivente.
Yves Lebreton (allievo negli anni ’70)
- Yves Lebreton – conferenza Monetta
- Yves LeBreton
- Yves Lebreton
- Yves LeBreton e Stefania Piccolo
- Yves LeBreton, Marise Flach, Eugenio Ravo
- Yves Lebreton
L’intervento ha innescato un’eterocronia profonda: la sospensione del tempo ordinario del borgo per fare spazio a un tempo “sacro” e denso, dedicato allo studio della radice del gesto. Come teorizzato da Hegel, lo spirito degli attuanti si è oggettivato nel luogo, ritrovandosi e riconoscendosi in un’esteriorità che smetteva di essere solo pietra per farsi memoria collettiva. Attraverso workshop intensivi e testimonianze storiche (curate scientificamente con il supporto del Prof. Marco De Marinis del DAMS di Bologna), la “memoria dei tessuti” degli allievi di Decroux ha dialogato con la memoria identitaria del territorio calabrese.
Michele Monetta, Eugenio Ravo e Maria Benoni (allievi negli anni ’80)
- Eugenio Ravo
- Eugenio Ravo, Maria Benoni, Agostino Riitano, Marise Flach
- Yves Lebreton, Eugenio Ravo e Maria Benoni
- workshop a cura di Michele Monetta
- Michele Monetta
L’esperienza di “Viaggio alla radice” è partita da un’attenta lettura dell’esperienza Decroux da parte di uno storico del teatro, che è il professore Marco De Marinis (docente e direttore del Dams di Bologna); un laboratorio pratico di due giorni con Marise Flach (docente alla scuola del Piccolo Teatro di Milano e collaboratrice di Giorgio Strehler) ed una sua testimonianza; laboratorio pratico di due giorni con Yves Lebreton (attore) con una sua conferenza; Michele Monetta (attore e regista) con due giorni di laboratorio; una conferenza ed un video-forum a cura dell’i.c.r.a. project; la proiezione del video “Mime corporal” con Yves Lebreton prodotto nel 1971 ad Holstebro presso l’Odin Teatret con la regia di Torgeir Wethal; una dimostrazione-spettacolo ed una conferenza a cura di Eugenio Ravo; una dimostrazione-spettacolo di Michele Monetta ed infine una tavola rotonda, coordinata da Maria Benoni.
L’eredità di questa esperienza risiede nell’aver dimostrato che la rinascita delle aree interne non può prescindere dalla “scultura sociale” dei corpi che le attraversano. “Viaggio alla Radice” ha anticipato il modello dell’arte del cammino interiore, dove il rigore tecnico del mimo si fonde con la pedagogia dell’empatia. L’impatto del progetto — che ha visto la partecipazione di istituzioni internazionali e la produzione di documenti filmici sulla “grammatica del corpo” — conferma che la bellezza autentica nasce dal recupero del legame primordiale tra l’essere umano e la sua capacità di generare senso attraverso la sola presenza fisica.

Agostino Riitano



















