Con il progetto “spazio altro”, intendiamo porre il Teatro, inteso come istinto fisico e come altrove, in relazione alle Istituzioni, intese come controllori dei corpi, al fine di innescare una viva dialettica creativa tra istinto e istituzione, volta a produrre una coscienza reale delle potenzialità espressive del corpo.
Il programma pluriennale “Spazio Altro”, avviato nel 2002, si configura come una ricerca-azione volta a porre la prassi teatrale — intesa quale istinto fisico e “altrove” fenomenologico — in costante dialogo con le Istituzioni, storicamente deputate al governo e alla disciplina dei corpi. L’obiettivo è l’innesco di una dialettica creativa tra pulsione istintiva e norma istituzionale, finalizzata alla maturazione di una coscienza critica sulle potenzialità espressive del binomio corpo-mente.
Il Teatro come Eterotopia Educativa
In linea con il concetto di eterotopia di Foucault, “Spazio Altro” trasforma l’aula scolastica o il centro sociale in uno “spazio altro”, un luogo dove le regole ordinarie della produttività e del giudizio vengono sospese. Qui, attraverso il format della “magia svelata”, i partecipanti (dagli alunni delle scuole del centro di Napoli ai ragazzi dell’Istituto Penitenziario di Nisida) sperimentano la verità dell’azione scenica. Il teatro diventa lo “spazio vuoto” (Brook) necessario per far emergere l’invisibile: la memoria emotiva e il potenziale creativo inespresso.
Il progetto ha avuto diverse declinazioni:
- “spazio altro – dove costruire la magia svelata” negli anni 2002 e 2003 rivolti a bambini e adolescenti dai 9 ai 14 anni nelle Scuole del Centro di Napoli;
- “spazio altro – battaglia” nel 2004 e 2005 rivolto ad adolescenti del progetto OFIS della Regione Campania;
- “spazio altro – cenerentola, una favola per incontrare la diversità”, rivolto a bambini ed adolescenti dei campi rom del quartiere Secondigliano di Napoli;
- “spazio altro – l’arte dell’attore” e “spazio altro – le illusioni”, progetto di 600 ore rivolto ad adolescenti della zona Miano-Capodimonte di Napoli, negli anni 2007-2008-2009;
- “spazio altro – crepaccio” rivolto ad adolescenti di Ercolano, nell’anno 2009, all’interno del Festival Eruzioni;
- “spazio altro” – I. Sola – Hotel Nesis” con i ragazzi dell’Istituto penitenziario di Nisida negli anni 2009-2010, in collaborazione con il Teatro dei Venti di Modena;
- “spazio altro – laboratorio xenos” con adolescenti di varie nazionalità al Rione Sanità di Napoli, negli anni 2011-2012;
- “spazio altro – le ombre cinesi – Befane Ha Napoli”: laboratorio per bambini dai 3 per costruire una favola di teatro nero al Rione Sanità di Napoli nel 2012;
- infine “la grande magia: spazio altro”, all’interno degli Atelier Teatrali Territoriali, laboratorio teatrale interculturale rivolto ad adolescenti del quartiere S. Lorenzo di Napoli e svoltosi all’interno del Teatro San Ferdinando, nel Teatro di Eduardo De Filippo negli anni 2012, 2013 e parte del 2014!
Le diverse declinazioni del progetto — dai contesti di marginalità come i campi Rom di Secondigliano ai quartieri sensibili di Miano e Capodimonte — dimostrano che il teatro è un dispositivo di welfare culturale.
L’Integrazione della Diversità: Attraverso il lavoro di gruppo, si promuove l’integrazione delle differenze in un tempo “denso” e sacro (eterocronia).
La Formazione del Cittadino: Non si formano attori, ma “abitanti consapevoli”, capaci di narrare l’invisibile delle proprie periferie e di trasformare lo spazio geografico in una geografia del ben-essere.
Il teatro diventa il luogo privilegiato dove esplorare e vivere la globalità di una esperienza creativa e formativa. I nostri laboratori teatrali sono intesi come “ricerca aperta al territorio” e si caratterizzano, quindi, come attività di ricerca e di conoscenza della realtà in cui ci troviamo ad operare. È un modo per dare risposta concreta e non convenzionale ai bisogni della comunità in cui si lavora. Pensiamo che la prima funzione del teatro in età scolare sia quella di favorire, attraverso il gioco e la rappresentazione, la socializzazione delle esperienze individuali e la condivisione di obiettivi comuni. Con il lavoro di gruppo, si promuove l’integrazione tra gli individui nelle loro diversità.

