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Intervista inserita nella rubrica “Cultura è Salute” della rivista ‘La Voce dei Medici’.

Da 19 anni, dunque, la questione politica del rapporto fra arte come benessere psicofisico e la realtà è diventata una competenza e un’urgenza antropologica per noi: attraverso l’arte diamo la possibilità di migliorare le relazioni sociali e il proprio benessere psicofisico. Il nostro metodo, una pratica pedagogica artistica a tutti gli effetti, è per noi un patto con la vita di ognuno, un invito all’immaginazione. E’ la poesia che si rende umana, ed il teatro, ad esempio, fra le arti che usiamo di più, è la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività.

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Ci sentiamo rappresentanti di una rete del privato sociale, che almeno nell’ultimo decennio è stato capace, al Sud Italia, di generare con lungimiranza e grandi capacità, afferenti alla vision e al coraggio (come un mettere in forma il cuore) interventi sul patrimonio culturale materiale ed immateriale di grande spessore che testimoniano il SUD come luogo di sperimentazione e di innovazione, sempre capaci di anticipare i bisogni dei territori e delle comunità. I nostri interlocutori più giovani si sentono, a loro dire, di aver migliorato competenze, (le soft skills principalmente), ovvero riusciamo a nutrire e lasciar emergere il meglio dagli allievi che coinvolgiamo.

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Le comunità si sentono invece capaci di aver migliorato alcuni strumenti per la salvaguardia del patrimonio e dei luoghi della cultura; in sintesi possiamo dire di provare ad evocare azioni miranti ad un profondo cambiamento nella persona che è determinato da processi comunicativi emozionali, di co-sviluppo e co-creazione comune delle nostre esperienze.

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